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mercoledì 24 marzo 2010

IL BAMBINO A 2 ANNI

L'età dei 2 anni è ricca di sorprese: il bambino acquisisce la consapevolezza di essere un "Io" contrapposto agli altri, sviluppa una maggiore autonomia nel compiere azioni e consolida la sua personalità.
Inoltre accresce la sua capacità di interagire con gli altri e il suo linguaggio si arricchisce.

Ecco in concreto alcune delle abilità che un bambino di 2 anni generalmente possiede:

ABILTA' SOCIALI:
  • Saluta autonomamente le persone che incontra.
  • Nel gioco sa rispettare semplici regole.
  • Si dimostra collaborativo se gli chiediamo aiuto.
  • Esegue semplici giochi di ruolo insieme ai coetanei.

ABILITA' MOTORIE:

  • Cammina in modo coordinato.
  • Sale correttamente le scale.
  • Esegue piccoli salti.
  • Sale e scende da solo su piccoli scivoli.

AUTONOMIA:

  • Mangia da solo con cucchiaio e forchetta.
  • Si lava le mani e i denti e si asciuga cercando di imitare l'adulto.
  • Inizia a controllare gli sfinteri.
  • Aiuta quando lo veste.

ABILITA' LINGUISTICHE:

  • Ascolta, comprende e commenta brevi racconti.
  • Comincia a raccontare una breve serie di eventi nel giusto ordine temporale.
  • Fa domande.
  • Conosce il nome di oggetti di uso comune e sa spiegarne l'uso in modo semplice.

lunedì 15 marzo 2010

ARRIVA IL FRATELLINO

L'arrivo di un fratellino o di una sorellina per il bambino è una situazione nuova alla quale non è preparato, fino a quel momento non doveva condividere l' amore di mamma e papà con nessun altro.Alla notizia "avrai un fratellino" le reazioni potranno essere le più svariate, perciò gli adulti dovranno essere pronti ad aiutare il bambino a controllare i propri sentimenti.

Come possiamo aiutarlo?Ecco alcuni consigli utili:

-raccontargli del suo passato di bebè mostrandogli oggetti e foto,

-farlo partecipare nei preparativi (abbigliamento, culla, fasciatoio....),

-riservargli privilegi da bambino grande( come per esempio tenere in braccio il neonato con la supervisione dell' adulto ),

-non forzarlo nel dimostrare amore a prima vista verso il neonato,il bambino ha bisogno di conoscere con il tempo il nuovo membro della sua famiglia,

-accettare l' eventuale rifiuto iniziale dovuto alla gelosia e all' angoscia di perdere l' amore di mamma e papà.

Non sono rari comportamenti regressivi come ad esempio fare pipì a letto,chiedere il ciuccio o il biberon, non dormire soli,fare capricci.

Se i genitori accettano il sentimento di gelosia come tappa naturale e necessaria ,lasciando che il bimbo esprima il suo stato d' animo ,a poco a poco non vedrà più il neonato come una minaccia.



glitter-graphics.com

mercoledì 29 aprile 2009

LEGGERE LE FIABE AI BAMBINI

Le fiabe sono racconti che hanno attraversato i secoli subendo continue rielaborazioni. esse contengono molti messaggi palesi e nascosti rivolti sia alla mente conscia che inconscia di bambini ed adulti.
Una fiaba può offrire significati diversi in base alla condizione psicologica in quel determinato momento , allo stadio di sviluppo, di problemi da superare o ai propri interessi e può essere quindi adatta a diverse età , in modo particolare ai bimbi nei quali si stà sviluppando la personalità.
Una storia per divertire e incuriosire deve catturare l’ attenzione del bambino, ma perché lo possa arricchire interiormentedeve saper stimolare la sua immaginazione, chiarire le sue emozioni e difficoltà, offrire soluzioni ai piccoli- grandi problemi interiori e sociali.
Le fiabe sono in grado di svolgere queste funzioni perché seppur scritte e ambientate in tempi remoti, ci parlano di universali questini interiori dell’ essere umano.


COSA PUO’ OFFRIRE AI NOSTRI BAMBINI LA FIABA?

1-Raccontano esperienze concrete dalle quali si possono ricavare i vantaggi di un comportamento morale facilmente riconoscibile dal bambino
2- Le vicende dei personaggi aiutano il bambino a capire se stesso e dare senso ai suoi sentimenti 3- Il bambino si rende conto che nella vita tutti affrontano delle difficoltà e solo chi le affronta e le supera trova significato nella propria esistenza
4- Le fiabe propongono i grandi problemi esistenziali in modo chiaro e preciso e il bambino riesce a coglierne l ‘essenza
5- La fiaba propone eroi che affrontano il mondo da soli e riescono a trovare soluzioni grazie alla fiducia in se stessi
6-Se il bambino mostra interesse per una fiaba significa che quella storia contiene messaggi importanti perla sua situazione attuale e chiede che gli sia raccontata più volte.
Se il bambino invece mostra disinteresse, meglio cambiare fiaba. Quindi sarà il piccolo a dirci con la sua reazione se una fiaba è adatta alla sua età e situazione psicologica.
7- meglio non spiegare al bambino i sgnificati nascosti della fiaba che gli stiamo leggendo perche la storia perderebbe il potere di aiutarelo ad affrontare da solo le difficoltà e di acquistare fiducia in sé.


PER APPROFONDIMENTI LEGGETE IL SAGGIO DI BRUNO BETTELHEIM “ IL MONDO INCANTATO”

martedì 31 marzo 2009

EGOCENTRISMO INFANTILE

Egocentrismo: i bambini nei primi 3 anni di vita hanno la tendenza a porre se stessi al centro di ogni evento perchè devono imparare a distinguere il sè dall'altro.
La loro percezione della realtà e la loro motricità si basa su uno spazio e su relazioni che sono tutte centrate sulla propria individualità.
Devono perciò imparare a distinguere il proprio punto di vista rispetto a quello degli altri e il proprio pensiero da quello degli altri.


L'asilo nido offre l'opportunità di vivere quotidianamente all'interno di una comunità.

Come questa esperienza stimola i bambini a superare l' egocentrismo?

In asilo viene guidato in un percorso che lo conduce all'effettivo superamento dell'egocentrismo attraverso la partecipazione a determinate attività ed esperienze dirette:

  • condivisione dei giocattoli e degli spazi
  • aspettare il proprio turno nei momenti della pappa e del cambio pannolino
  • giochi e filastrocche che prevedono il contatto fisico positivo e significativo tra un bambino e l'altro
  • l'invito a "fare le cose insieme"
  • la capacità di distinguere i comportamenti affettivi da quelli aggressivi nei confronti dell'altro
  • la capacità di "chiedere scusa" al proprio coetaneo quando si attuano comportamenti aggressivi
  • Imparare i nomi dei propri coetanei e associarli a oggetti personali e spazi che vanno rispettati (es. questo è l'armadietto di...)

Questo stimola lo sviluppo dell'altruismo, il rispetto verso gli altri e degli spazi comuni.

Infine il bambino è stimolato e invogliato ad instaurare con i coetanei relazioni positive.

domenica 29 marzo 2009

LA GESTIONE DEI CAPRICCI

Giovedì 26 marzo la dott.essa Bernardelli (psicologa) ha incontrato i genitori dei nostri bambini e noi educatrici per parlare insieme dei capricci.

Qui di seguito potrete leggere una sintesi delle argomentazioni scaturite e delle nostre riflessioni.


PERCHE' I CAPRICCI?

I bambini fanno i capricci perchè hanno bisogno di definire limiti e regole da rispettare che costituiscono un contenitore psicologico che fornisce loro sicurezza.


Il bisogno di sperimentare le situazioni più volte deriva dal fatto che i bambini imparano dalle esperienze. Per questo motivo è importante la coerenza e che il NO venga confermato. Se per pigrizia si risponde SI alla richiesta, per il bambino si apre uno spiraglio di speranza per ottenere ciò che vuole e così apprende che la tecnica del capriccio è efficace. Il rischio è che il capriccio si intensifichi la volta successiva.

QUANDO COMINCIANO?

I capricci cominciano già da quando il bambino impara a gattonare e a camminare perchè gli vengono dati limiti spaziali entro quale muoversi. Il bambino reagisce ai no perchè ha voglia di esplorare. Crescendo le richieste si fanno sempre più complesse e toccano altri campi.

La rabbia è una delle prime emozioni a sorgere. I bambini devono imparare a autocontrollarsi.

L'IMPORTANZA DEI NO.

Dire NO è importante in alcuni casi per l'incolumità del bambino.

Dire NO è importante per stimolare nel bambino la ricerca di nuove strategie di azione per risolvere i suoi piccoli grandi problemi.

I genitori devono dare messaggi identici in modo che le regole comportamentali siano ben chiare, per evitare che il bambino faccia la richiesta a chi lo può accontentare attuando comportamenti opportunisti.

COME COMPORTARSI DI FRONTE AL CAPRICCIO.

Non bisogna in nessun modo soddisfare il capriccio, soprattutto per pigrizia e per comodità ( "basta che stai zitto").

TECNICA DEI MINUTI DI SOSPENSIONE.
Adibire un angolo o una stanza della casa ai minuti di sospensione. Tale luogo deve permettere l'isolamento e la sospensione da ogni attività (es. corridoio,salotto,stanza dei giochi) e non deve riguardare il riposo e il nutrirsi. Quando esplode il capriccio il bambino è molto arrabbiato: condurlo nell'angolo e spiegarne la funzione e il motivo per cui viene "fermato". Si lascia lì il bambino finchè non controlla la sua rabbia e una volta che si è calmato lo si abbraccia e gli si ribadisce la regola. Questa tecnica è attuabile ogniqualvolta il bambino reagisce al NO con il capriccio, in modo che capisca che tale comportamento non porta a risultati positivi per lui. La sospensione deve scattare con lo scoppiare del capriccio.


PREMIARE I COMPORTAMENTI POSITIVI.
Ogni volta che il bambino rispetta le istruzioni che gli sono state fornite, è bene premiarlo. Si consiglia un premio di carattere affettivo ( coccole, pomeriggio al parco, giro in bicicletta) piuttosto che di carattere materiale (dolci, giocattoli), per non dare a questi oggetti un valore fuorviante, evitando in futuro richieste materiali maggiori. Possiamo anche utilizzare una tabella sulla quale viene indicato un obiettivo e disegnato uno smile ogni volta che questo viene raggiunto. Ad ogni smile corrisponde un premio.


SCENDERE A COMPROMESSI.
Nell'educare il bambino il genitore porta con sè anche le proprie esperienze passate e questo significa che certe regole sono più sentite rispetto che ad altre. Su quelle regole che pur sono socialmente condivise ma che hanno un rapporto debole con il proprio passato è possibile attuare la tecnica del compromesso.Sostanzialmente consiste nel proporre al bambino uno scambio o un incentivo comportamentale.

Esempio di incentivo: fai ordine, poi andiamo al parco.

Esempio di scambio: puoi guardare mentre cucino ma in cambio non toccare la pentola.

Tutto ciò non è un ricatto: l'alternativa che si propone non è una minaccia ma uno scambio equo.